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Non avremo mai dovuto è un saggio ironico e lucido che smonta il linguaggio dell’infedeltà, analizzando il repertorio verbale del fedifrago come se fosse un vero e proprio manuale d’uso.
Quando un marito infedele si rivolge all’amante, attinge quasi sempre a un serbatoio linguistico collettivo, un frasario condiviso che attraversa tutte le fasi della relazione clandestina: dalle dichiarazioni d’amore alle promesse di un futuro diverso, dai ripensamenti alle giustificazioni, dalle gelosie alle autocommiserazioni, fino ai finti abbandoni e alle inevitabili epifanie finali.
Il libro mette in luce come queste formule non siano mai davvero originali, ma appartengano a una logica seriale e ripetitiva, riconoscibile e universale. Rendendo pubblico ciò che per secoli è rimasto segreto, il testo diventa uno strumento di consapevolezza e difesa, capace di offrire alle lettrici uno sguardo disincantato e agli stessi fedifraghi l’occasione — forse — di ridere di sé e riflettere.