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Si poteva far meglio nasce da un’analisi rigorosa del fatto penalmente rilevante, o della sua possibile inesistenza, e dalla ricostruzione della natura degli eventi per verificarne la reale consistenza giuridica.
Mario Favalli individua così le tipologie di magistrati più adatte ad affrontare i processi di maggiore complessità, sostenendo come l’intelligenza analitico-creativa rappresenti una qualità imprescindibile per chi è chiamato a giudicare i casi più delicati.
Dall’osservazione dei procedimenti e delle dinamiche interne alla magistratura emerge però una contraddizione strutturale: la selezione dei magistrati più esposti avviene quasi sempre all’interno delle correnti associative, sotto l’influenza delle strutture apicali, privilegiando figure definite come “uomini di azione”.
Il libro non rinuncia alla descrizione puntuale di casi concreti, soffermandosi su scelte improprie, ostili o addirittura implosive, fino ad affrontare il trattamento riservato al giudice Giovanni Falcone, simbolo di un sistema attraversato da tensioni e resistenze interne.
A metà strada tra il saggio e l’inchiesta, Si poteva far meglio alterna un’esposizione precisa e documentata a passaggi segnati da sarcasmo e ironia, offrendo una riflessione critica lucida e scomoda sul funzionamento della giustizia e sui suoi meccanismi di potere.